Molti sostengono che la bellezza sia un dono. In pochi sanno che può anche essere una condanna. Ermione l'ha compreso fin troppo presto.
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Abbandonata dalla madre Elena, fuggita da Sparta per inseguire il suo sogno d'amore, e dal padre Menelao, partito per muovere guerra a Troia e riportare a casa la moglie, è cresciuta con due certezze: di non essere sufficientemente importante per i genitori e, soprattutto, di non essere, per tutti gli altri, che il pallido riflesso della avvenente Elena. Nessuno sembra vedere altro in Ermione. A nessuno sembra interessare chi sia veramente, o che cosa voglia davvero. Pedina di giochi di potere più grandi di lei, viene spedita dalla nonna Leda a Micene per suggellare l'alleanza di sangue tra la sua famiglia e quella dello zio Agamennone, l'uomo più temuto di Grecia. Se Sparta era, nonostante tutto, il suo rifugio, Micene diventerà la sua prova più importante, un viaggio di crescita e ribellione che la trasformerà profondamente. Qui, infatti, nonostante lo sguardo vigile e severo della zia Clitemnestra, grazie al cugino e promesso sposo Oreste, stimolante quanto irritante, Ermione inizierà a intravedere la possibilità di essere qualcosa di più e di diverso della figlia di Elena. Più della nipote di qualcuno, o della moglie di qualcun altro. Ma il destino delle donne di Grecia non si scrive con la libertà. E ogni scelta ha un prezzo. In "Ermione", Valentina Ferrari intreccia il fascino della mitologia classica con il battito travolgente di un cuore diviso tra dovere e desiderio. Un romanzo che dà finalmente voce e giustizia a una delle giovani donne dimenticate della mitologia, e che non potrà che essere amato anche da chi cerca un romance fatto di sguardi rubati, desideri inespressi e scelte impossibili.
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