«Interrogare il linguaggio dei mistici è una responsabilità delicata: dal momento che essi dichiarano di essere ‘inabitati’ dalla Parola, accedere al loro dire non è un semplice esercizio di ermeneutica all’interno di generi letterari, di retoriche».
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Così inizia questo volume, che raccoglie e ricapitola gli studi di un cinquantennio sulla parola mistica moderna, condotti dal filologo e critico letterario Carlo Ossola. La mistica si presenta come un «dire senza soggetto», dove lo svolgimento si esaurisce per lasciare posto a un arreso smarrimento, secondo la lezione di Michel de Certeau. Carlo Ossola percorre quel dire e quel venir meno con delicato riserbo, all’ascolto di aspirazioni che si raccolgono nel solo respiro: il lascito silente dell’esicasmo; quell’esile traccia nel ritrarsi di ogni figura, di ogni prova. È l’esitante anelare al divino, un lambire per esserne assorbiti, nell’attesa – colma d’esilio – di una «fine senza fine».