Il lungo e articolato itinerario con cui il legislatore italiano ha cercato di modulare il rapporto tra i riti alla luce di esigenze sempre più pressanti di efficienza, rapidità e flessibilità, induce a riflettere sulle direttrici poste al fondo del frequente ricorso a modelli di cognizione sommaria e a forme procedimentali deformalizzate.
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In tale contesto, si colloca il nuovo procedimento semplificato di cognizione, con cui si riconosce una (sempre maggiore) centralità al ruolo del giudice, quale vero protagonista nella gestione del processo - secondo logiche di case management - ed in cui progressivamente si insinua il principio di proporzionalità quale criterio guida per rendere le tecniche processuali adeguate all'oggetto e alla natura della controversia. L'analisi condotta in queste pagine è volta a comprendere se questo nuovo modello procedimentale semplificato possa realmente imporsi quale ordito tessuto al fine di coniugare efficienza sistemica e tutela effettiva dei diritti.